Opere di Filippino Lippi
"Tabernacolo di Santa Margherita sul canto del Mercatale"
Il commento
di Jonathan Katz Nelson
Autore: Filippino Lippi (Prato 1457 – Firenze 1504)
Titolo: "Tabernacolo di Santa Margherita sul
canto del Mercatale" (1498)
Caratteristiche: Affresco staccato su masonite con particolari
laterali
Ubicazione: Prato, Museo Civico, inventario 1439
Note:
Il tabernacolo rappresenta
- Madonna col Bambino (al centro), cm 226
x 108
- Santi Antonio Abate e Margherita (laterale
sinistro), cm 170 x 82
- Santi Stefano e Caterina d'Alessandria (laterale
destro), cm 170 x 82
- Grottesche (volta)
Il tabernacolo si disintegrò in un bombardamento che interessò
la città di Prato il 7 marzo 1944 e le centinaia di frammenti furono
ricomposte entro il 1946 da Leonetto Tintori (TINTORI 1989 e 1999); tuttavia
oggi l'affresco, che il Vasari descriveva come «colorito con tanta freschezza
e vivacità che merita per ciò essere lodato infinitamente»,
si presenta in condizioni fortemente compromesse. Le fotografie risalenti
a prima della distruzione evidenziano le abbondanti ridipinture dei volti,
evidentemente già deteriorati da secoli di intemperie. La cornice dipinta
sotto l'immagine centrale riporta lo stemma dei Tieri, la famiglia che evidentemente
ha commissionato l'opera e che possedeva delle proprietà immobiliari
vicino al tabernacolo. Filippino era in affari economici con Tieri d'Antonio
di Tieri, e forse in omaggio al padre di questi, Antonio, si deve la presenza
di sant'Antonio Abate nell'affresco, mentre l'immagine di santa Margherita
è probabilmente da porre in relazione al convento pratese che sorgeva
dirimpetto al Tabernacolo e in cui era stata suora la madre di Filippino,
Lucrezia Buti. La data iscritta nell'intonaco da Filippino («A. S. M/CCCC/L;
XXXX/VIII»), composta da due targhe sulla volta decorata all'antica
con partizioni geometriche e fantasiose grottesche, conferma una datazione
successiva al soggiorno romano, già evidente dallo stile, con quelle
sfingi “marmoree” alate agli angoli dell'altare classico, alle
spalle della Vergine, i clipei e le grottesche con i tritoni, nelle cornici
sotto ai santi. La raffigurazione del «serpente che è sotto a
Santa Margherita, tanto strano e sì pauroso che e' fa conoscere dove
abita il veleno, il fuoco e la morte», ricorda il demone nel San Filippo
che scaccia il drago, nella cappella Strozzi in Santa Maria Novella, del 1493-1495.
Nell'immagine centrale con «una Nostra Donna e bellissima e modestissima
con un coro di Serafini» compare il motto «SUBSTI/NE ET/ ABSTI/NE»,
già inserito da Filippino nella Visione di san Bernardo, derivato dal
filosofo greco Epitteto.
Bibliografia
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