Sezione "La scultura al tempo di Filippino"
L'iconografia del busto del Salvatore si impone nella doppia identità
“sinologica” – aristotelicamente parlando – di spirito
e materia; con esso si doveva dialogare e a esso bisognava rivolgersi costantemente.
La sua fisionomia presente nell'Incredulità di san Tommaso per Orsanmichele,
nel Cenotafio Forteguerri (entrambi del Verrocchio e bottega), nei molti busti
in terracotta, sembra richiamare la tavoletta, attribuita al Beato Angelico,
del Cristo coronato di spine (1438; Livorno, Museo Civico). A questa si rifà
anche il pittore, identificato in Cosimo Rosselli autore, alla fine del secolo,
del Cristo doloroso (Città di Castello, Pinacoteca).
L'iconografia angelichiana fu preferita perché meglio di altre rispondeva
alle esigenze meditative promosse da Savonarola, che a sua volta, si richiamava
a sant'Antonino Pierozzi, anch'egli domenicano di San Marco, anch'egli promotore
del rinnovamento penitenziale e spirituale dell'uomo, anch'egli convinto della
confidenza giornaliera con Dio, anch'egli aderente alla filosofia artistotelico-tomistica,
che sosteneva la funzione pedagogica dell'arte e per questo scelse proprio
il Beato Angelico, con la sua semplice e adamantina pittura, per l'affrescatura
delle celle del convento.
Anche il Cristo infante fu soggetto prediletto: un anonimo del XVI secolo
narra di una processione, svoltasi in Firenze nel 1497, promossa dal Savonarola,
a venerazione dell'immagine del Bambino Gesù. La postura di questi
infanti non era omogenea: alcuni venivano ritratti in piedi e benedicenti
(Verrocchio, Madonna col Bambino, Berlino, Gemäldegalerie; Francesco
di Simone Ferrucci, Cristo Bambino, Prato, Museo dell'Opera del Duomo), altri
sdraiati o seduti, protagonisti di presepi o semplici figure isolate (si veda
la statuina in terracotta di Agnolo di Polo al Rijksmuseum di Amsterdam; LORENZI
1998). Di questo artista, sappiamo che nel 1501 modellò a Prato «4
bambini di terra cotta per Luca Banchelli». Un disegno di Gesù
Bambino (Ginevra, collezione privata) del Verrocchio è probabile che
sia stato preso a modello da Lorenzo di Credi per il Bambino in collo alla
Madre nella celebre Madonna di Piazza (Pistoia, San Zeno) e per quello della
Madonna con Bambino, scultura attribuita sempre al Polo (Los Angeles, County
Museum) attorno al 1520.